Ci sono posti che deludono rispetto all’aspettativa. Il Lago di Carezza non è tra questi.
Situato a 1.534 metri di altitudine nel comune di Nova Levante, in Alto Adige, ai piedi del massiccio del Latemar, è uno di quei luoghi che colpisce davvero — non per le dimensioni, che sono contenute, ma per quella combinazione di colori, silenzio e cornice dolomitica che non si trova altrove. Le acque cambiano dal verde smeraldo al blu profondo a seconda della luce, della stagione e dell’angolazione — ed è per questo che viene chiamato Lago dell’Arcobaleno, o in ladino Lech de Ergobando.
Perché il lago cambia colore: la spiegazione reale
Prima della leggenda, c’è la geologia. Il lago è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee — non ha immissari visibili in superficie — e il fondale è composto da chiara roccia dolomitica. La presenza di particolari alghe che reagiscono alla luce solare, combinata con il riflesso della foresta di abeti e delle pareti del Latemar, crea quell’effetto cromatico unico che varia continuamente durante la giornata.
In primavera, tra maggio e giugno, il lago raggiunge la sua massima estensione e profondità — fino a 22 metri — offrendo lo spettacolo più maestoso. In autunno e inverno il livello scende notevolmente, ma il fascino rimane intatto, soprattutto quando la superficie ghiaccia.
La leggenda: il mago Masaré, la ninfa Ondina e l’arcobaleno spezzato
Ogni lago dolomitico ha la sua storia. Quella del Carezza è tra le più belle.
Nelle profondità del lago viveva Ondina, una ninfa di straordinaria bellezza dal canto soave. Lo stregone Masaré, che abitava sul Latemar, udì la sua voce e se ne innamorò perdutamente. Incapace di avvicinarla, chiese aiuto alla strega Langwerda, che gli suggerì di travestirsi da mercante di gioielli e di costruire un arcobaleno dal Catinaccio fino al Latemar per attirare la ninfa fuori dall’acqua.
Il piano funzionò a metà: Ondina, attratta dall’arcobaleno, salì in superficie, ma si accorse della presenza del mago nascosto sulla riva e tornò nelle profondità del lago per non riemergere mai più. Masaré, distrutto dalla disperazione, prese l’arcobaleno e lo frantumò in mille pezzi, gettandolo nel lago insieme alle pietre preziose. Ed è per questo, dice la leggenda, che le acque del Carezza brillano ancora oggi di tutti i colori dell’iride.

La tempesta Vaia: quello che è cambiato nel 2018
Chi ha visitato il Lago di Carezza prima del 2018 e ci torna oggi nota una differenza. Nella notte tra il 29 e il 30 ottobre 2018, la tempesta Vaia si abbatté sulla zona con raffiche di vento fino a 120 km/h, abbattendo vaste aree dei boschi circostanti e mutando significativamente il paesaggio. Si stima che per tornare alla situazione precedente possano essere necessari decenni.
Il lago in sé è rimasto intatto, la bellezza dell’acqua e il riflesso del Latemar non sono cambiati. Ma il bosco fitto di abeti che lo incorniciava è in parte diverso, con zone ancora in recupero e altre già rinverdite dai rimboschimenti successivi. Vale la pena saperlo prima di arrivare per non essere sorpresi e per apprezzare quello che la natura sta lentamente ricostruendo.
Come arrivare al Lago di Carezza da Moena
Da Moena il lago di Carezza è raggiungibile in meno di 30 minuti in auto. Il percorso è semplice: si sale verso Vigo di Fassa e si imbocca la SS241 che porta al Passo Costalunga (1.745 m); superato il passo si scende sul versante altoatesino e il lago appare sulla destra dopo pochi minuti. Il Passo Costalunga segna il confine tra Trentino e Alto Adige — e tra Val di Fassa e Val d’Ega.
In auto: il parcheggio a pagamento si trova sul lato opposto della strada rispetto al lago, raggiungibile attraverso un tunnel che passa sotto la statale. Costa circa 1 euro l’ora. In alternativa esistono parcheggi gratuiti lungo la SS241, a qualche minuto a piedi dal lago. In alta stagione — luglio e agosto — conviene arrivare entro le 9 del mattino o dopo le 17: nelle ore centrali il parcheggio principale si riempie rapidamente.
Con i mezzi pubblici: da Moena si prende il bus 101 fino a Vigo di Fassa, poi si cambia per la linea che sale al Passo Costalunga e al lago. È un’opzione valida soprattutto per chi vuole evitare il problema del parcheggio nei weekend estivi.
Cosa fare al lago: non solo la passeggiata circolare
Il sentiero attorno al lago è pianeggiante, dura circa 20-30 minuti e ha punti panoramici segnalati con staccionate in legno. È vietato scavalcarle e raggiungere la riva — una norma che protegge l’ecosistema delle alghe responsabili dei colori. Il risultato, paradossalmente, è positivo anche per la fotografia: i sentieri sono sgombri da persone che entrano nell’acqua o si siedono sulla riva.
Chi vuole andare oltre la passeggiata circolare ha alcune opzioni:
Lago di Mezzo (Mittersee): un breve sentiero che parte dal percorso del Carezza porta al Lago di Mezzo, un piccolo specchio d’acqua che si forma ogni anno tra maggio e luglio grazie allo scioglimento delle nevi, raggiungendo una profondità massima di circa 2 metri. Stagionale, poco conosciuto, quasi sempre deserto.
Salita da Nova Levante: il sentiero 10A parte dal paese di Nova Levante e sale al lago con circa 420 metri di dislivello — non particolarmente impegnativo, adatto anche a chi non è sportivo, con splendide viste sull’abetaia e sul Latemar durante la salita.
Escursioni verso il Latemar: per chi ha gambe e voglia, dal lago partono sentieri che risalgono verso le zone alte del Latemar — uno dei gruppi dolomitici meno frequentati rispetto al Catinaccio, con una solitudine e un silenzio che in estate sono rari.

Quando andare: il momento migliore per la fotografia e per evitare la folla
Maggio-giugno è il periodo migliore dal punto di vista del lago: massima estensione, colori più intensi, prati fioriti attorno. Folla ancora gestibile, soprattutto nei giorni infrasettimanali.
Luglio-agosto è il periodo di punta. Il lago è bellissimo ma affollato. Chi vuole fotografarlo senza persone deve arrivare all’alba — la luce è anche migliore, con le prime ore del mattino che regalano riflessi sul Latemar difficilmente replicabili nel resto della giornata.
Settembre è il compromesso ideale: meno folla, colori autunnali che iniziano ad accendersi sui larici, aria più fresca. Per chi soggiorna al Cavalletto durante il periodo del Festival del Puzzone, una mattinata al Carezza si abbina perfettamente alla settimana.
Inverno: il lago ghiacciato è una versione completamente diversa — più silenziosa, quasi irreale. Il bosco innevato, il Latemar bianco, il silenzio. Non tutti lo sanno, ma vale il viaggio anche in questa stagione.
Lago di Carezza e Passo Costalunga: un’uscita, due luoghi
Chi va al Carezza da Moena passa per il Passo Costalunga e raramente si ferma. Un errore. Il passo è uno dei valichi più panoramici delle Dolomiti, con vista diretta sul Catinaccio da un lato e sul Latemar dall’altro. In estate ci sono punti di sosta con panchine e aree picnic, e il rifugio al passo serve cucina semplice con terrazza panoramica. Vale una sosta di trenta minuti, andata o ritorno.
La combinazione Passo Costalunga + Lago di Carezza occupa mezza giornata, perfetta da abbinare, per chi ha gambe e voglia, a un’escursione verso il Rifugio Roda de Vael, raggiungibile dal passo con circa 2 ore di cammino o utilizzando gli impianti di risalita per ridurre il dislivello.
L’Hotel Cavalletto è a meno di mezz’ora dal Lago di Carezza. In reception ti possiamo consigliare l’orario migliore per visitarlo in base alla stagione e alle condizioni meteo della giornata, uno di quei piccoli dettagli che fanno la differenza tra una visita qualunque e una che si ricorda.
Stai pianificando una giornata al Lago di Carezza durante il soggiorno a Moena? Contatta l’Hotel Cavalletto — ti aiutiamo a organizzare ogni uscita nel modo migliore.




